Lenticchie di S. Stefano di Sessanio

Lenticchie di dimensioni molto piccole, con diametro compreso tra i 2 e i 5 mm, buccia fine dal colore marrone scuro tendente al violaceo, superficie rugosa e striata.

Presidio Slow Food

Si tratta di un biotipo autoctono, che si è adattato agli inverni lunghi e rigidi degli Altipiani del Gran Sasso.

Questo legume cresce in condizioni climatiche estreme, che non consentono lo sviluppo di organismi nocivi alla pianta. Tutto ciò permette di coltivarlo senza l’uso di pesticidi o prodotti chimici di sintesi e di ottenere un prodotto dal sapore deciso e inconfondibile.

Confezionate in sacchetti da 300 g. e 500 g. o vendibili sfuse.

Date le ridottissime dimensioni le lenticchie di S. Stefano di Sessanio non necessitano di essere messe a bagno e cuociono in circa 30 minuti.

Il territorio

L’areale di coltivazione include i comuni di Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Calascio, Barisciano e Castelvecchio Calvisio, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La coltura si sviluppa su terreni calcarei e a elevate altitudini, comprese tra i 1150 e i 1600 metri s.l.m.

Seminiamo le nostre lenticchie a fine marzo sui terreni nei dintorni di Castel del Monte, tra i 1250 e i 1500 m s.l.m. La raccolta avviene tra la fine di luglio e la fine di agosto, spesso in tempi diversi poiché i frutti maturano in modo scalare secondo l’altitudine del campo.

La quantità del prodotto dipende dall’andamento meteorologico di ogni singolo anno.

La carne dei poveri e la cucina di oggi

Coltivate da secoli sulle nostre montagne, le lenticchie hanno rappresentato per lungo tempo una componente importante per l’alimentazione delle popolazioni locali. Ricche di proteine e ferro, ma più economiche della carne, si sono meritate l’appellativo di “carne dei poveri”.

Valorizzate in preparazioni creative da diversi chef stellati abruzzesi le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio sono ottime anche nella loro versione più semplice, la classica zuppa.